Bacha Posh

“Vestita da maschio” ecco il significato letterale del titolo.

       Bacha Posh è una parola Afghana che ho imparato a conoscere grazie ad un libro. Nel mondo occidentale, nel mondo della moda soprattutto, vengono usati gli abiti o gli accessori del guardaroba maschile anche dalle donne. Ci sono perfino alcune dritte su cosa usare e come indossarlo al meglio.

    Purtroppo in Afghanistan questa pratica è molto diversa. Una donna vestita da maschio è un maschio, lo diventa. E in realtà non è nemmeno una donna perché parliamo di bambine.

       In Afghanistan una famiglia senza un figlio maschio è una famiglia senza onore, la moglie è considerata difettosa e il marito maledetto. Se nascono solo figlie femmine non sarà trattata nello stesso modo di altre famiglie perché le figlie femmine sono solo da mantenere.

     Questa disgrazia che cade su una famiglia spinge la madre a fare una scelta, spesso dettata anche dalla voglia di poter dare alle figlie un po’ di libertà e di poter chiedere a Dio un’altra possibilità per avere un figlio maschio.

        La più giovane, la più piccola delle figlie diventerà un maschio.

      Le verranno tagliati i capelli e dati dei vestiti da maschio. Potrà andare a scuola, giocare, correre, accompagnare le sorelle e la madre a fare le commissioni, dovrà comportarsi come un maschio, potrà contrattare con i commercianti e guardare le persone, guardarle negli occhi. Potrà perfino lavorare per guadagnare qualche soldo. Tutti però sapranno che non è un maschio, ma solo una Bacha Posh.

      Questa libertà però è limitata. Finirà. E finirà proprio quando raggiungerà l’età della pubertà, quando avrà l’età da marito.

     Queste donne non hanno libertà. Non hanno nemmeno la libertà di essere ciò che sono, di vivere la vita così come sono nate. Ancora oggi in alcuni paesi dell’Afghanistan questa pratica va avanti, continua la sua tortura di dare e togliere. Queste bambine vedono la vita da un’altra prospettiva, vedono la vita che potrebbero fare se fossero nate in un corpo diverso. E per loro è normale. Per loro correre, urlare e ridere non è una prerogativa dell’essere “bambini” ma dell’essere “maschi”.

      Vi cito quindi una frase che mi ha fatto rabbrividire che ho letto in un articolo su “D.repubblica.it” che parlava del libro di Jenny Nordberg – Le ragazze segrete di Kabul-

Il secondo nodo fondamentale della questione è il coinvolgimento degli uomini in tutti i progetti e i tavoli di lavoro sulla parità di genere: bisogna educare gli uomini al rispetto e all’uguaglianza delle donne perchéDSC_04339 loro detengono il potere. “Gli uomini sono la chiave per sovvertire il patriarcato”.

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